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1.COME TI SENTI ADESSO?
strano, inquieto
2. COSA STAI FACENDO OLTRE QUESTO TEST?
sento la radio parlare, tengo accesi messenger e facebook, guardo offerte di lavoro
3. DI CHE COLORE E' LA TASTIERA DEL TUO PC?
bianco sporco
4. POSSIEDI UNO STRUMENTO MUSICALE?
si
5. COSA NE PENSI DEI FINLEY?
teenage pop
6. E DI FABRY FIBRA?
teenage rap
7. LA GENTE TI DA MAI FASTIDIO?
qualche volta
8. TI RICORDI ALIZEE?
certo..e non solo "moi Lolità"
9. DI CHE ANNO SEI?
1974
10. HAI MOLTI AMICI DELLA TUA ETA?
pochi
11. SEI FIDANZATO/A?
forse
12. MARE O MONTAGNA?
mare
13. COME ASCOLTI LA MUSICA DAL PC??
windows media player... ma ho anche molti dischi in vinile e cassette
14. HAI MAI CORTEGGIATO QUALCUNO/A?
si, anche se malissimo
15. L'ULTIMA PERSONA CHE HAI MANDATO A FANCULO?
me stesso
16. DOVE ACQUISTI I VESTITI DI SOLITO?
negozi, in particolare coi saldi
17. TI PIACCIONO I CAPI COSTOSI?
si, se non fossero costosi
18. CREDI IN DIO?
Si ma mi faccio troppe domande
19. COSA NE PENSI DEI/DELLE DARK?
un po' depressoni ma mi stanno simpatici...mi piacciono le discoteche gotiche/dark
20. E DEI METALLARI?
anche loro simpatici...musicalmente molto integralisti
21. E DEI PUNK?
non li conosco abbastanza ma non vorrei essere uno di loro
22. TI PIACEREBBE ESSERE BRITNEY SPEARS PER UN GIORNO?
io???no, forse un suo equivalente maschile (che so...Justin Timberlake) per 2 giorni poi basta
23. TI HANNO MAI DEDICATO UNA CANZONE?
scritta ex novo non credo...in genere mi dedicano "il Riccardo" di Gaber
24. L'ULTIMA VOLTA CHE HAI PIANTO?
molti molti anni fa
25. TI MANCA QUALCUNO ORA?
si, qualcuno.
26. IL TUO VIDEO MUSICALE PREFERITO?
tanti, soprattutto quelli anni 80. "Window in the skies" degli U2, "Dreams" dei Cranberries.
27. UN CANTANTE COMMERCIALE CHE AMMIRI:
I Beatles erano commerciali...
28. COSA NE PENSI DEL METAL?
Aridaje! Non sono un appassionato, conosco un po' gli Iron Maiden
29. E DEL GOTHIC?
Idem, mi piacciono i Cure ma il resto non l'ho ascoltato molto
30. TI PIACCIONO LE VOCI GROWL?
Growwwwwwllllllllll . Divertenti
31. GENERE DI MUSICA PREFERITO?
Rock in generale
32. GRUPPO O CANTANTE ITALIANO PREFERITO?
Modena City Ramblers, Elio e le storie tese, cantautori vari
33. CHE CELL HAI?
Motorola qualcosa...niente di prezioso cmq
34. MANDI SPESSO SMS?
2-3 al giorno
35. IL TUO PC E' ABBASTANZA POTENTE?
sì ma non funziona bene...
36. GUARDI SPESSO FILM SU DVD?
vado più spesso al cinema, è tutto dire...
37. HAI LA PLAYSTATION?
no e non me ne dispiaccio
38. COSA NE PENSI DEI VIDEOGIOCHI?
fino al 1989 circa per me erano il massimo della vita, insieme al calcio
39. CHE TEMPO FA ADESSO?
sereno, poco nuvoloso
40. SCRIVI SPESSO EMAIL?
spesso, sì
41. TELEFONI SPESSO?
mica tanto
42. RICEVI SPESSO TELEFONATE?
non troppe
43. FAI UNO SPORT?
calcio se il ginocchio sta bene
44. STUDI?
no..ho già dato
45. LIBRO PREFERITO?
Chatwin, Hornby, ma ora sto con Pavese
46. FILM PREFERITO?
Hong Kong Express, ci sono affezionato
47. FINE DEL TEST. HAI QUALCOSA DA DIRE?
finalmente ho scritto qualcosa sul blog:)))
MIDNIGHT SUN FILM FESTIVAL: DI TUTTO SOTTO IL SOLE
Ritorno dopo tempo immemore e stavolta parlo di Finlandia...un abbraccio a todos
Nel panorama dei film festival quello del “Midnight Sun” di Sodankyla è un caso pressoché unico. Sarà per la location a dir poco insolita, un piccolo comune della Lapponia finlandese circondato da foreste, laghi e fiumi e composto da poco più di due strade. Sarà per le particolari condizioni climatiche, che prevedono 24 ore di luce e cattivo tempo mentre altrove si chiudono i maglioni negli armadi e si ammirano le notti stellate. Sarà piuttosto per lo spirito di questa manifestazione, che unisce un profondo rispetto per il cinema ad un grande entusiasmo per i film di ogni genere ed epoca. Non è un caso che, in un programma così folto e vario, il pezzo forte del Festival, anche a detta degli organizzatori, siano i film muti con colonna sonora dal vivo; l’amore del pubblico per i film è simile a quello dei tempi del cinema delle origini, e dei cult-movie degli anni ’20 restaurati e accompagnati da musiche d’avanguardia non possono che raccogliere il massimo consenso. L’amore per il cinema classico e dei grandi maestri è testimoniato anche dalla scelta degli ospiti, che vanno da Milos Forman ad Andrei Konchalovsky a Seymour Cassel, tra i principali volti del cinema di Cassavetes. Retrospettive, omaggi, ammirazione ma nessun tappeto rosso: gli ospiti, in un ambiente così raccolto e unito, sono molto a contatto con il pubblico e sembrano a loro agio e divertiti. Il fatto di trovarsi in un luogo così piccolo, e con gente discreta e rispettosa, li tiene lontani da cacciatori di autografi, di foto, di una parte o di considerazione per la loro ultima sceneggiatura.
Il “new cinema”, in mezzo ai classici, assume un’aura classica anch’esso, e i classici in mezzo al nuovo acquistano maggiore freschezza, ed entrambe le categorie ricevono lo stesso trattamento di riguardo e la stesa curiosità. Io c’ero, come ‘inviato speciale’ del Milano Film Festival; dopo due aerei low-cost, un treno espresso notturno (notturno?) e un pullman regionale ho steso il mio sacco a pelo in un’aula scolastica adibita a “floor accommodation” (cioè sistemazione sul pavimento in compagnia di più o meno il resto della classe), e ho cominciato le mie brevi esplorazioni del territorio e lunghi pomeriggi di cinema. Conosco i posti migliori per la colazioni e per assaggiare le migliori crepes con paté di renna. Conosco i bar e i suoi curiosi frequentatori: fricchettoni, ex-rockettari, fisarmonicisti, allevatori di renne uniti allo staff e ai visitatori del festival, uomini e donne che non hanno un estremo bisogno del bar in quanto provvisti di fiaschetta da taschino (contenente in genere koskenkorva, vodka finlandese). Ho visto “Aelita”, un film muto sovietico del 1924 che racconta del sogno di un’incredibile impresa: il primo viaggio dell’uomo su Marte (con tanto di conversione del popolo marziano al comunismo). Il film era accompagnato dalla musica delle “Cleaning Women” un gruppo di musica d’avanguardia che suona strumenti elettronici con parti ricavate da attrezzi da bucato, come stenditori e cestelli di lavatrice…Ho assistito al matrimonio fra cinema e karaoke celebrato con “The Commitments”, il film irlandese del 1990 dedicato alla musica soul, proiettato e “animato” in modo da far cantare il pubblico (che non sia un modo per rivalutare i musicarelli italiani degli anni ’60 con Gianni Morandi, o quelli anni ’80 di Nino D’Angelo?). Mi sono ritrovato alla “festa Vip” organizzata in mezzo ai boschi, in un venerdì notte (ma sempre giorno), a ballare il “tango finlandese” e altri balli tradizionali finnici in una baita di legno, c’erano anche Milos Forman e tutti gli altri registi invitati: chi era lì ogni anno mi ha raccontato di Francis Coppola, di Emir Kusturica, di Terry Gilliam e tanti altri che in quello stesso posto hanno osservato le rapide e il sole basso in mezzo alle conifere, alle quattro del mattino.
Prima e dopo i tanghi sono andato al cinema, e di tutti i film che ho visto ho giocato a scrivere un trailer (che il lettore può recitare, se vuole, con voce impostata tipo cinegiornale del Ventennio):
A Thousand Years of Good Prayers (Wayne Wang, USA 2007): L’anziano Mr.Shi parte dalla Cina per far visita alla figlia Yilan, che vive negli Stati Uniti. Ma comunicare è difficile, e ritrovare l’amore della figlia dopo dodici anni di assenza lo sarà ancora di più. Diretto da Wayne Wang, il regista di “Smoke” e “Blue in the Face”, e stoicamente interpretato da Henry O: A Thousand Years of Good Prayers – appena troviamo un titolo italiano più corto – nei cinema.
The Loves of a Blonde (Milos Forman, Cecoslovacchia 1965): Nella città di Zruc si producono scarpe, e nelle fabbriche lavorano solo ragazze: come è possibile per loro trovare un fidanzato serio e mettere su famiglia? La bionda e ingenua Andula procede per tentativi: ce la farà? I primi passi del maestro Milos Forman, in una frizzante commedia interpretata da sua cognata Hana Brejchova, e da altri suoi parenti, amici e conoscenti. The Loves of A Blonde, nei cinema.
Autumn Ball (Veiko Ounpuu, Estonia 2007): Storie di uomini soli sullo sfondo degradato della periferia di Tallinn. Chi si strugge per il perduto amore, chi cerca solo le avventure, chi cerca affetto nel modo sbagliato. Per tutti è un inferno urbano, per qualcuno una redenzione possibile e solo intravista. Una grande interpretazione di Rain Tolk nel ruolo dello scrittore sbandato e ubriaco. Autumn Ball, nei cinema.
Aelita: Queen of Mars (Jakov Protazanov, URSS 1924): Il cult-movie che
Time of Roses (Risto Jarva, Finlandia 1969): Come sarà la vita nel 2012? Facile dirlo ora, un po’ meno nel 1969: il regista Risto Jarva ci aveva provato, immaginando un futuro di pace sociale ma inquietudini ancora non sopite. Raimo, ricercatore storico, indaga sulla vita di una donna qualunque vissuta negli anni ’60 e morta tragicamente, per poi conoscere una sua perfetta sosia che lo aiuterà a ricostruire il fatto nei dettagli, oltre a farlo innamorare. Ovviamente le automobili volano. Time of Roses, nei cinema.
The Crowd (King Vidor, USA 1928): Johnny Sims cercava fortuna a New York, la sua aspirazione era essere qualcuno, essere una persona che spicca, che è più in alto della folla anonima di persone che brulicano nei marciapiedi. Un uomo nato per qualcosa di grande, per non essere solo un volto tra la gente. Una memorabile interpretazione di James Murray, un vero uomo qualunque preso dalle strade di Hollywood. Preparate i fazzoletti, c’è The Crowd: nei cinema, meglio se con accompagnamento orchestrale.
The Secret of the Grain (Abdel Kechiche, Francia 2007): Slimane è un uomo di 60 anni, che gira su un vecchio motorino per le vie del quartiere arabo. Il lavoro al porto non va più bene, è il tempo di cambiare e realizzare un vecchio sogno: un ristorante su un battello, specialità couscous. Ma quando si hanno due famiglie, come è possibile mettere tutti d’accordo? Assisterete alla più lunga e travagliata preparazione di un couscous di pesce mai vista su uno schermo. The Secret of the Grain, nei cinema.
The Commitments (Alan Parker, Irlanda 1990): Non lavorano, o forse lavoricchiano, ma sono giovani senza arte né parte della periferia di Dublino. Finalmente qualcosa li unisce verso una sola causa: quella della soul music. Sono i Commitments, la band più nera in città. Canterete e ballerete al ritmo dei classici del rhythm n’blues e se ci sono i sottotitoli canterete anche meglio. The Commitments, nei cinema.
Thomas (Miika Soini, Finlandia 2008): Thomas è un uomo vecchio e solo. Non gli è rimasto nessuno, a parte la figlia che vive altrove e preferisce ignorarlo. La sua vita è scandita da piccoli rituali quotidiani, come una passeggiata al parco e una partita da solo a scacchi. Poco a poco emergerà il suo dramma, quello che la solitudine non può fargli comunicare a nessuno. Una storia toccante e delicata, quella di Thomas. Nei cinema.
Shadows (John Cassavetes, USA 1959): Storie di musicisti, vite da bohéme nella New York di fine anni ’50. Relazioni passeggere, vita quotidiana, dialoghi quasi tutti improvvisati come un assolo di jazz. Cosa fai? Boh, niente, musicista. Dove vai? Boh, non lo so. Ma prima o poi si incontrerà una bella ragazza. Ed è tutto molto molto figo, vestiti, acconciature, musica, New York nel ‘59…Quindi vedetevi Shadows: nei cinema.
CSNY Dèja Vu (Bernard Shakey a.k.a. Neil Young, USA 2008): Crosby, Stills, Nash e Young: le quattro attempate rockstar si riuniscono per l’ennesima volta per il “Freedom of Speech Tour” che gira gli Stati Uniti nel 2006. Non solo grandi canzoni, ma una seria riflessione su un paese in guerra: è lecito dire chiaramente che è una guerra sbagliata, adesso come 40 anni prima in Vietnam? Anche questo è Dèja Vu, non solo gli eterni CSNY: nei cinema.
Quando ho rivisto la luna (era fuori dall’aeroporto di Francoforte..) mi è sembrata la notte del giorno più lungo della storia: ho pensato a tutto quello che si può fare con il cinema, e tutto quello che il cinema può fare
Fase 2008 di 33
Tornando brevemente al post di prima, il buon anno nuovo degli Elii eccolo qua (in audio): http://www.youtube.com/watch?v=HZOw7afXVTI
Ritornando un po' meno brevemente a due post fa, il viaggetto ungaro-serbo, dicevo: esso si divide in tre fasi, mercoledì e giovedì a Budapest, venerdì e sabato a Novi Sad, domenica a Budapest. Nella capitale ungherese ho guardato il Danubio e il mondo circostante dall'altezza della Chiesa di Mattias con il Bastione dei Pescatori, credo sia il mio posto preferito nella città, la grande chiesa colorata con il fortino bianco perla. Nella capitale della Vojvodina invece ho guardato il Danubio e il mondo circostante dalla Rocca, un po' rovine e un po' fortilizio restaurato di colore giallo: scendendo dabbasso però mi sono divertito di più rispetto a Budapest, anche perchè non ero da solo. Nella mia personale Zingaguida di Novi Sad non posso omettere il ristorante tipico vojvodinesco che si trova davanti allo stadio: la cucina è basata sulle grigliate di carne, tra cui spicca la pljeskavica (l'"hamburger serbo"), ma poi se vi appassiona il folk della Vojvodina avrete pane per le vostre orecchie con la musica dal vivo, che è suonata non per dei turisti ma per gli avventori locali, che cantano anche loro...La sera dopo siamo andati a un ristorante cinese che non aveva nessun cinese dentro (cosa mai vista in Italia), però trasmettevano Roma vs.Sampdoria. Novi Sad ha anche una discreta movida notturna, ci sono un paio di strade piene di locali affollati tra i quali abbiamo provato il "Coyote", discopub con musica sull'hard rock (cose tipo AC/DC o Billy Idol) e cameriere che danzano sui tavoli (altrove sarebbe impossibile vista la calca). Più grottesco il locale che abbiamo provato dopo il Coyote: mi dicevano che i bar per legge dovrebbero chiudere alle 3, però ce n'è uno che sembra chiuso, ma apri la porta ed è un grande stanzone buio pieno di gente. Come in altri paesi, ai tavoli ci si mischia facilmente con altre persone, e a noi è capitato di incontrare dei pazzi (non è impresa ardua) tra cui un ultrà del Partizan Belgrado che aveva nel telefonino tutti i filmati delle sue molte trasferte, un californiano che non so proprio cosa facesse lì e un inglese con dei capelli alla Einstein ma più lunghi che stava talmente bene che uscendo si è dimenticato il cappotto con -2 gradi esterni. In fin dei conti la Serbia credo sia un segreto ancora ben tenuto, forse è meglio così, ma val bene tentare la gita finché è così. Loro dicono di essere simili agli italiani, per certe cose è vero, nel bene e nel male...
La mia fase, quella che non si compone di viaggi, è invece confusissima e nasce da errori fondamentali ai quali non sono riuscito ancora a porre rimedio:( Vediamo se ci riesco quest'anno...Io mi fermo qui, appuntamento alla prossima edizione.
Agiografia di Corrado Guzzanti
Corrado Guzzanti è uno dei personaggi che mancano di più alla Tv finta e decerebrata di oggigiorno. Nato a Roma nel 1965 sotto il segno del Toro, è il secondo dei tre figli del giornalista e senatore forzitaliano Paolo Guzzanti, tutti e tre attori comici (la discendenza paterna potrebbe averli agevolati nei loro inizi di carriera, ma nel caso di Corrado è stato un bene: peraltro i tre sono anche nipoti dell’ex ministro della Sanità Elio Guzzanti). Poco più che ventenne collabora ai testi della sorella maggiore Sabina, che partecipa al famigerato varietà di Italia 1 “L’araba fenice”, dai contenuti decisamente innovativi per l’epoca (1987: fu censurato da Berlusconi in persona e nel cast figuravano Moana Pozzi ed Eva Robin’s, oltre che un nugolo di giovani comici di futuro successo). In questo show fa le prime apparizioni in video, ma è solo qualche anno dopo che la sua presenza diventerà più forte, nel varietà di Rai Tre “La Tv delle ragazze” e poi in “Avanzi”, dove dà vita alle prime imitazioni e, senza trucco ma con un giubbottone di pelle nero, interpreta il regista di film “de paura” Rokko Smitherson’s, che recita ogni settimana una poesia “de Kipli” (questi versi verranno poi raccolti in un libro, intitolato appunto “il libro de Kipli”). I tormentoni di Rokko: “Braaao!” e anche “De chi? Pliiiii!”. “Avanzi” gli dà modo anche di sciorinare il suo talento musicale: con il gruppo “Rokko e i suoi fratelli” (che poi sono Antonello Fassari, Stefano Masciarelli e Pierfrancesco Loche) incide “Sopravvoliamo”, sigla del programma, e financo un intero album. Nella stagione 1992-93 di “Avanzi” nasce il fondamentale personaggio di Lorenzo, studente romano “grunge” (capelli lunghi, camicia di flanella a quadri neri e azzurri portata aperta, maglietta nera dei Metallica, jeans, scarpe da basket alte) intento a preparare la maturità “sei anni in uno”, rollare canne, ascoltare band emergenti e disprezzare tutto ciò che è laziale (personaggio quindi molto amato dalla tifoseria romanista). I tormentoni di Lorenzo: “Ma dde che aò?” e “Abbàda!”. Alla fine della stagione di “Avanzi”, nel maggio ’93, nasce un geniale spin-off, una striscia quotidiana nel pomeriggio in cui Lorenzo è intento a preparare (anzi, “secernere”) gli esami, insieme alla “zia” Serena Dandini che cerca di dargli una mano: quell’anno anche io stavo dando la maturità, quindi si può dire che l’abbiamo preparata insieme (con risultati certamente migliori da parte di Lorenzo, che nonostante un bagaglio culturale approssimativo otterrà il diploma e addirittura la “lara”, cioè la laurea, da parte del cast al completo di “Avanzi” nella parte della commissione d’esame). Di Lorenzo mi ricordo una partecipazione a “Mai dire gol” in cui in pochi minuti tinge di giallorosso i capelli di Claudio Lippi e con lo stesso spray scrive un enorme “Lazio merda” sulla parete. Non potevano mancare anche delle canzoni interpretate dal liceale perdigiorno, ed ecco quindi il tirato rock di “Muco nasale” e la tenera ballata “Modella”, che compaiono nell’album “Avanzi Sound Machine”. Negli anni il varietà cambierà nome, da “Tunnel” a “Pippo Chennedy Show”, ma il cast rimarrà sostanzialmente invariato e Corrado continuerà a sfornare personaggi significativi come Quelo, il santone delle nuove tecnologie (tormentoni: “c’è grossa crisi”. “la seconda che hai detto”). Nell’ “Ottavo Nano” del 2001, con la satira che dalla politica si sposta leggermente sul mondo della televisione, dà vita a imitazioni esilaranti, come quella del venditore d’arte della tv privata Elefante-Telemarket (ribattezzata “Tele Proboscide”: il venditore è Franco Boni, ribattezzato “dottor Armà”),
http://www.youtube.com/watch?v=3y4KXsRINK4
nonché quella di Gabriele La Porta, il giornalista – filosofo esoterico che imperversa nelle notti di RaiDue. Ma i personaggi che conquistano maggiormente il pubblico sono Vulvia, la bionda annunciatrice del canale di documentari “Rieducational Channel” (tormentone: “mbuti!”),
http://www.youtube.com/watch?v=3i1yAZS2TB8
e l’imitazione di Antonello Venditti che canta “Grande Raccordo Anulare”, perfetta parodia delle numerose canzoni che Venditti ha dedicato a Roma. La canzone diventa subito una hit dentro e fuori la Capitale, ed è scaricatissima dai vari WinMx e Audiogalaxy che funzionavano all’epoca. Nel giugno 2001 la Roma vince lo scudetto, e Venditti, nel concerto che terrà al Circo Massimo per celebrare la vittoria, invita Guzzanti a cantare “G.R.A.” davanti a un milione di tifosi. Sarà un trionfo, e Venditti dimostra una certa autoironia nell’invitare chi l’ha preso in giro per mesi: però da quel momento smetterà di suonare il pianoforte e portare il cappello nei suoi concerti, sarà un caso?
L’anno successivo il Guzzanti finalmente esce dal varietà tradizionale e si butta in un suo progetto personale, “Il caso Scafroglia”, in pratica la prima volta in cui è lui a presentare e non Serena Dandini. Anche da questa trasmissione, basata sulla presunta scomparsa di tale Mario Scafroglia, vengono fuori diversi personaggi, tra cui i più rilevanti sono il gerarca fascista Barbagli, a capo di un eroico manipolo di camerati pronti a colonizzare Marte, “rosso pianeta bolscevico e traditor”, l’imitazione dell’allora ministro delle Finanze Tremonti e un geniale ritorno di Lorenzo, 10 anni dopo la maturità, come critico cinematografico con maglietta bianca tipo Enrico Ghezzi. Ma sarà la camicia nera Barbagli ad occupare i progetti guzzantiani futuri: le avventure dei “Fascisti su Marte” diventeranno prima un corto di 45 minuti, poi un film vero e proprio da vedere al cinema, e che avrà un discreto successo di pubblico e critica. La canzone omonima, colonna sonora del film (“Sopra un prototipo di missile tedesco/ con sei gallette cadauno come desco/ i nostri eroi van dritti al cuor della marziana/ le verdi antenne al nostro Duce piegherai, etc…) è arrivata seconda al David di Donatello per la miglior canzone originale, superata solo da “La paranza” di Daniele Silvestri (per il film “Notturno bus”); stiamo parlando di due capolavori, o no? I fans di Fascisti su Marte sono certamente contenti, un po’ meno quelli che vorrebbero Guzzanti di nuovo in Tv: sarà il momento politico-televisivo attuale, saranno i palinsesti, sarà lui stesso, saranno le censure ai programmi di Sabina, ma al momento di Guzzanti in Tv si vede più che altro il padre italoforzuto. Per consolarsi ci sono i Dvd antologici, di cui uno con il titolo vulviano “Imbuti”, e la sua scarsa filmografia che, oltre a “Fascisti”, comprende “De generazione”, un film a episodi del 1994 diretto da registi gggiovani, “Prima le donne e i bambini” di Martina D’Anna (dove c’è anche il Masciarelli) e il misterioso “Undici ottavi” diretto da Corrado stesso nel 2000, secondo alcuni una commedia, secondo altri un dramma… Alla prossima, braaai se avete letto tutte le virgolette...
3 hari untuk selamanya. C'è sempre grossa crisi, ma parliamo un po': lo scorso weekend era piovoso e si è basato in larga parte su cibo sperimentale (ma buono) e cinema. Ho visto un film americano e uno indonesiano. Visto che di americani se ne vedono sempre (questo era "American Dreamz" e vedeva attori celebrati come Hugh Grant, Willem Dafoe e Dennis Quaid in un film satirico sui reality show e sulla società statunitense in generale...divertente ma non così originale), spazio al film indonesiano "Three days to forever" (in grassetto il titolo originale). Vivere a Roma dà anche il vantaggio di poter vedere dei film invedibili da altre parti, con i film festival più disparati sponsorizzati da un sindaco cine-entusiasta, ed è così che 12 coraggiosi sono accorsi in una sala del centro per assistere al film indonesiano, nell'ambito di una rassegna di cinema asiatico. Non so se sarà proiettato da qualche altra parte, ad ogni modo ci sarà un dvd in giro nel mondo. Un road movie girato sulle strade statali dell'isola di Giava: imperdibile, no? Un ragazzo e una ragazza intorno ai 20 anni, cugini, entrambi di bell'aspetto, si recano in auto al matrimonio della sorella di lei portando nel bagagliaio un prezioso servizio di piatti. Si perdono più volte, anche perché fanno numerose deviazioni e non hanno gran fretta di arrivare. La versione proiettata in Italia, quella "non censurata", ci informa anche che si fanno un gran numero di canne: lui fuma in continuazione, lei si impasticca anche. Vanno in discoteca, vanno in un locale rock tenuto da un certo "Elvis", vanno anche in un luogo di preghiera. Ascoltano buona musica, inglese, indonesiana, o indonesiana in inglese...Fino al finale, un po' scontato un po' no, non è che succeda molto: i due ragazzi parlano molto, come è normale in un viaggio così lungo, parlano delle loro vite e dello senso di smarrimento della loro età, e dalle loro parole si intende qualcosa della società in cui vivono, come dai finestrini scorrono i paesaggi di un posto nel mondo che di rado capita di vedere. Dalle loro parole impariamo a conoscere questi due personaggi piano piano, uno idealista e un po' tontolone, l'altra ribelle, svalvolata ma senza grandi prospettive. A volte chiamano i genitori, che chiedono "State bene?" "E i piatti stanno bene?". Si percepisce che c'è un grande distacco tra la generazione giovane e quella che la precede, tra le antiche tradizioni e la vita moderna di stampo occidentale: la crisi di valori, il venir meno di quelli precedenti, la famiglia, il lavoro, l'onore etc...(quello della sorella è un matrimonio, se non combinato, "aggiustato" dalle due famiglie, che hanno sorpreso i due futuri sposi a letto insieme). Ci sono tutte queste cose, ed è una commedia, ma nelle migliori commedie, quelle intelligenti, un po' di riflesso sociale c'è sempre. A volte dopo un film mi chiedo "cosa volevano dire gli autori?". Ognuno potrà trarre le sue conclusioni, se davvero vorrà vedere questo film (e me lo dica se l'ha visto!), ma penso che sia qualcosa sull'abisso generazionale e il cambiamento rapido della società indonesiana, e anche un secondo messaggio, cioè che sulle strade statali ci si mette più tempo ma il viaggio è più vario e interessante.
Volevo anche dire [omissis]. Vabè, un'altra volta, magari con un altro me...ciao ciao
Nostoi - I ritorni
Scrivere su un blog? E' fare niente. Scrivere un libro è fare qualcosa, anche se chissà quando finirà. Leggere il giornale è fare niente. Leggere i rotocalchi niente (anche se il gossip è qualcosa). Leggere un libro è fare qualcosa. Leggere le istruzioni è fare qualcosa. Leggere i fumetti è fare niente. Leggere Topolino è fare qualcosa sotto i 13 anni, fare niente sopra i 13. Ascoltare musica è fare niente, fare qualcosa solo se è un disco nuovo. Andare al cinema è fare qualcosa. Guardare il film in tv è fare qualcosa o niente a seconda del giudizio artistico sul film. Andare allo stadio è fare niente. Guardare la partita in Tv nientissimo. Andare a teatro certamente è qualcosa, non importa cosa si va a vedere, basta dire "teatro" ed è qualcosa. Viaggiare è fare qualcosa, anche se a volte è meglio non specificare dove e perché ("vado ad una festa di compleanno a Monaco di Baviera" è fare niente, "vado in Germania" è qualcosa). Uscire con la fidanzata è qualcosa, uscire con gli amici rasenta il niente. Andare al pub è niente se non è con la fidanzata e magari l'ha proposto lei. Usare il messenger è fare nada de nada, telefonare è qualcosa, telefonare con Skype un bel caso "borderline" ma più vicino al niente. Andare in palestra è qualcosa, anche andare a salsa e merengue è qualcosa, la partita a calcetto con gli amici da qualcosa che era passa al niente dopo i 33 anni. Lavare la macchina è qualcosa, montare le nuove casse acustiche niente, il tuning niente. Arredare ed abbellire la casa è decisamente qualcosa, anche dipingere è qualcosa, farlo al computer è più sul niente, anche fare dei graffiti sui muri per quanto belli è niente. Amare è qualcosa, fare l'amore è qualcosa, tutte le situazioni che condurranno poi a quel momento sono un qualcosa da non esagerare in pratica e in pubblicizzazione, ma che spesso e volentieri nascono dal nulla più assoluto..Da cosa nasce cosa, e poi siamo nati anche noi:)
ça va sans dire, sono un grande estimatore del far niente...
ISOLE BALEARI: LAS IMPRESIONES/3